La prova orale nei concorsi pubblici non sarà più obbligatoria. Almeno fino al 2026 che, per inciso, è l’anno entro il quale dovranno essere completati i progetti del Pnrr,...
non sarà più obbligatoria. Almeno fino al 2026 che, per inciso, è l’anno entro il quale dovranno essere completati i progetti del, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Per i prossimi tre anni dunque, i processi di assunzione da parte dellesaranno accelerati. La norma fa parte di un emendamento approvato alla Camera al decreto legge sulla Pa. Ed è arrivata a sorpresa.
Un provvedimento che fa parte degli obiettivi del Pnrr e che il cronoprogramma concordato con la Commissione europea prevede che sia approvato entro il 30 giugno. La riforma contenuta nel Dpr, alla quale da tempo lavora il ministro per la Pubblica amministrazione, ha lo scopo di accorciare i tempi delle procedure pubbliche a 6 mesi. Ma si è deciso di anticipare per decreto alcuni dei contenuti di quel provvedimento.
Non è l’unica novità. Lo stesso emendamento prevede, poi, l’arrivo dei concorsi su base territoriale. I concorsi nazionali unici quelli banditi dalla commissione Ripam, potranno essere organizzati stabilendo che i candidati non possano presentare domanda di partecipazione per più di un profilo oggetto del bando e, rispetto a tale profilo, per più di un ambito territoriale.
Insomma, un candidato che partecipa per esempio a un concorso dell’Inps o dell’Agenzia delle Entrate, dovrà dire prima per quale Regione o città si candida e non potrà presentare domanda anche per altri territori. Se in un determinato ambito non si riusciranno a coprire tutti i posti, si potranno scorrere le graduatorie che hanno un “surplus” di idonei e che sono confinanti con quel territorio. E sempre a proposito degli idonei che da anni riempiono le graduatorie dei concorsi.
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