Alla domanda se i poliziotti stessero guardando una partita di calcio sul monitor ha risposto il Tribunale
Una condanna a 8 e 9 mesi e una provvisionale di 40mila euro da versare ai parenti della vittima in solido con il ministero della Giustizia. È la conclusione del processo di primo grado ai tre agenti del carcere Lorusso e Cotugno di Torino imputati di, il 65enne che si impiccò in carcere l’11 novembre 2019 mentre era detenuto in regime di massima sorveglianza.
“Non c’è la prova che sia morto istantaneamente, è pur sempre l’impiccamento di una persona che rimane appoggiata per terra – ha annotato la pm Laura Marchetti nella sua requisitoria –. Già 40 minuti prima Del Gaudio si trovava con la testa sotto la coperta e faceva dei movimenti inequivocabili. Gli agenti dovevano accorgersi che era senza pigiama, un comportamento sintomatico che doveva destare allarme e spingerli a intervenire prima che si mettesse il cappio al collo”.
Nel processo si sono costituiti parte civile i familiari dell’uomo e il Garante nazionale per i diritti dei detenuti, rappresentati rispettivamente dagli avvocati Riccardo Magarelli e Davide Mosso. In particolare quest’ultimo ha ricordato la posizione del Garante sugli effetti personali, che dovrebbero essere tolti ai detenuti in alta sorveglianza proprio per il rischio di autolesionismo o suicidio. “Chiedo che il giudice valuti anche la posizione dei testimoni.
I 13 minuti che passano tra il nodo al collo e la morte di Del Gaudio sono rimasti in un cono d’ombra . Per la difesa degli imputati il ritardo nell’intervento deve essere ascritto alla rottura accidentale di uno dei tre monitor di sorveglianza, una circostanza che è stata al centro del dibattimento per molte udienze. Su quel dispositivo infatti è stata eseguita anche una perizia tecnica, la quale ha escluso che il danno sia stato provocato da una caduta come avevano riferito i tre agenti.
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